diagnosi precoce dei tumori, assistenza sanitaria, assistenza psicologica ai malati oncologici e ai loro familiari | CoL Centro Oncologico Ligure
A BASSA VOCE
Su quanto è successo a Crans-Montana è già stato scritto molto. Restano da appurare le responsabilità tremende, come sembra, di non poche persone, ma nessuno davvero può nemmeno lontanamente immaginare tutto quello che le famiglie stanno vivendo e vivranno d’ora in poi. Solo due cose, forse, pensando al futuro - a parte norme e controlli da applicarsi una volta per tutte con rigore - meriterebbero qualche riflessione in più, a bassa voce. Abbiamo guardato e riguardato tutti i video che alcuni ragazzi hanno filmato all’inizio dell’incendio, quando il basso soffitto del lounge bar – un seminterrato stipato all’inverosimile da gestori davvero scellerati - ha preso fuoco. Invece di mettersi subito in salvo, si sono attardati a filmare la scena. Postare e condividere con gli amici (e il mondo intero) le immagini di incidenti, violenze o eventi comunque tragici è diventata ormai una pratica sempre più diffusa. Quale senso o utilità può avere dal punto di vista psicologico e sociale? L’altra cosa che preoccupa è l’ondata di alcool che quella notte, non solo in quel locale, ha investito il corpo e la mente di quei ragazzi di 15-16 anni: è un dramma che si ripete da tempo, soprattutto nei weekend durante tutto l’anno. Ma quella sera, quei ragazzi erano ancora lucidi quando, dopo la mezzanotte, le fiamme hanno avviluppato il soffitto? Erano, cioè, In grado di capire cosa stava succedendo? La vodka andava alla grande quella sera, malgrado il costo pazzesco (300 euro a bottiglia, dicono): che ruolo ha giocato in quel seminterrato che, di fatto, uscite di sicurezza non ne aveva? Alcoolici e superalcoolici si stanno impadronendo dei nostri ragazzi, secondo un piano commerciale spregiudicato che lo Stato non contrasta in alcun modo. Tutto ciò malgrado medici, educatori, psicologici da tempo abbiano lanciato documentatissimi allarmi sulle conseguenze (sociali e sanitarie) di questo abuso. La società - cioè noi, le famiglie, la scuola, i media – sembra guardare bonariamente ad un fenomeno ormai imponente anziché contribuire ad arginarlo. Una pubblicità sempre più invadente, seduttiva, incontrollata e bugiarda si rivolga specificamente ai
più giovani (loro sono il “target” numero uno) per “educarli” al consumo precoce e smodato di bevande potenti e vincenti: da quando amari e distillati si bevono nei boccali da birra con tanto ghiaccio ridendoci su spensieratamente? Non è irresponsabile anche tutto questo? Occorre fare di più, sentirci tutti coinvolti, non basta applicare il codice penale. La vicenda di Crans-Montana deve aprirci gli occhi, servono nuove strategie per affrontare un problema tanto complesso. Serve andare oltre. Sperare (o pregare) che non succeda di nuovo, infatti, a chi può bastare?

