diagnosi precoce dei tumori, assistenza sanitaria, assistenza psicologica ai malati oncologici e ai loro familiari | CoL Centro Oncologico Ligure

In quante parti, a grosse linee, si può dividere una vita? Chi può dire? Nel caso di Alex Zanardi, il grande pilota e ancora più grande atleta che abbiamo conosciuto in questi anni, almeno in tre parti. Hanno deciso così due drammatici incidenti, il primo in auto che gli ha portato via le gambe, il secondo in handbike che gli ha portato via tutto il resto, tranne il respiro. I media ci hanno raccontato ogni dettaglio della parte di mezzo, quando Alex si è reinventato la vita gareggiando su una bici che a suon di braccia gli ha fatto vincere tantissimo, come nemmeno si era sognato di fare nelle grandi corse in auto per il mondo. Giusto così, naturalmente. Alex è stato un simbolo straordinario di vitalità e generosità, dando esempio e speranza a tanti sfortunati come lui che però la fortuna ha saputo ricostruirsela con una determinazione pazzesca. Dalla mia tastiera, però, vorrei uscisse la storia dell’ultima parte della sua vita, quella meno declamata, anche perché la meno conosciuta. Per indole e professione mi attirano le cose che non si vedono e, appunto, non si conoscono. Ma chi potrebbe dirci qualcosa degli ultimi sei anni della vita di Alex? Sua moglie Daniela, sicuramente, che gli è stata vicino sempre o suo figlio col quale il grande atleta non riusciva (così lamentava in una intervista) a guidare una comunicazione utile (non è buffa la vita?). Oppure i medici che lo hanno seguito nell’ultimo calvario, anche loro potrebbero aggiungere non poche cose. Chissà se ci racconteranno un giorno. Si potrebbe, piuttosto, lavorare di immaginazione o per similitudine con storie paragonabili. Queste fasi della vita, però, si raccontano poco, di solito e neanche troppo bene, si capisce. Servirebbe della buona letteratura, ma ce n’è intorno? Non ci sono un Cechov o un Simenon che possano descrivere quella triste quotidianità, mantenendo toni bassi e discreti, gli unici credibili in contesti così. E anche ci fossero, scriverebbero qualcosa nella nostra Newsletter? E perché mai dovrebbero, anche volendo, visto che noi qui ci occupiamo di tumori e diagnosi precoce? Penso che servirebbe eccome, magari anche solo per scegliere prima, in frangenti simili, cosa fare e come. O anche solo per reimpostare la vita se quel dramma lo vuoi evitare. Di Alex, comunque, due cose importanti sono state dette in questi giorni: che sapeva guardare e anche andare oltre. Non sarebbe, a volte, utile per tutti? Quelli che ancora si ostinano, specie nelle campagne del cinque per mille, a spiegarci che loro sono “contro” il cancro (ma che bravi!), dimostrando una visione bellicosa della vita e della malattia, non potrebbero impararlo una buona volta quest
o piccolo e intelligentissimo avverbio: “oltre”? Perché non serve essere contro il cancro, serve guardare e andare, appunto, oltre: c’è una differenza abissale di scelte, percorsi e parole. A pensarci un po’, non riderebbe Alex a vedersi tramutato stavolta in professore - oltre che di sport e di vita - anche di grammatica?
