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SOLI? NO, GRAZIE
Il viaggio nel pianeta sconosciuto comincia a Tokio, capitale da sogno del Giappone: 38 milioni di anime, tecnologia, buddismo zen e futuro. Comincia da un piccolo appartamento stracolmo di rifiuti. Lì dentro è stata trovata sul pavimento dopo 2 mesi un’anziana signora che, avendo perso marito e figlio, si è lasciata morire in totale solitudine. A pochi metri da case, negozi, persone. Come lei sono morti nei primi tre mesi dell’anno 3000 persone, saranno circa 70.000 a fine 2024. Non a caso si registra il boom di ditte specializzate nello
sgombero delle loro case. La solitudine a Tokio è un problema enorme: lì si lavora e basta, si dorme poco e sono pochissime le relazioni importanti perché faticose e instabili. E la gente si vergogna a chiedere. Nel Paese più innovativo al mondo non mancano, ovvio, soluzioni o simulacri: migliaia di Club impiegano giovani professionisti dell’amicizia (no sesso) che con stile empatico offrono ascolto e dialogo, con loro puoi sorseggiare thè, ridere e anche piangere perché a Tokio non hai nessuno con cui farlo. Sono gettonatissimi e arrivano a guadagnare 40.000 euro al mese, i più talentosi. I loro clienti hanno per lo più – sembra incredibile - tra i 30 e i 50 anni. Poi ci sono speciali ròbot, i più graziosi assomigliamo a pinguini, temperatura 36 gradi come noi e come noi sono dotati di temperamenti diversi, per ogni necessità: grazie a 50 sensori raffinatissimi ti riconoscono, fanno gli occhi dolci e gridolini irresistibili: costano 3000 euro l’uno, modello base, successo enorme. La Municipalità dei Tokio, dal canto suo, ha predisposto una App capace di trovare a persone selezionate e desiderose di sposarsi l’anima gemella grazie all’Intelligenza Artificiale: sistema affidabile e sicuro, specie per chi non può o non sa cercare. L’invidiato Giappone, quarta potenza mondiale, non fa più bambini e vive così, ma il resto del mondo non se la passa meglio. A Milano, per dire, le famiglie monocomponente sono il 55%, contro il 40% di Tokio. Nella capitale lombarda cresce il numero di “funerali umanitari” che il Comune a proprie spese organizza per dare degna sepoltura a chi muore solo. Cresce anche il numero delle persone senza eredi noti, così operatori specializzati (genealogisti) devono cercarli fino alla sesta generazione a cui assegnare i beni (per lo più immobiliari) rimasti, spesso vere e proprie fortune: dopo dieci anni, va tutto allo Stato. D’altra parte solo il 13% degli italiani fa testamento e quando lo fa destina tutto soprattutto ad associazioni animaliste ritenendo cani e gatti compagnie migliori. Sempre a Milano si stanno costruendo interi quartieri extralusso con appartamenti splendidi, confortevoli, ma senza alcun servizio (panifico, farmacia, scuola, edicola, centri sociali) essendo oneri a rischio. Come si andrà a finire di questo passo? Gli scienziati hanno già dimostrato che le relazioni sociali sono come il pane: se mancano anche per poco vanno in sofferenza le stesse identiche aree cerebrali. La solitudine cronica, poi, deteriora le funzioni cognitive e accorcia la vita: essendo una sorta di stato infiammatorio favorisce
patologie diverse e invalidanti. Come fare? In Gran Bretagna hanno preso le cose sul serio: dal 2018 c’è un Ministero della Solitudine che promuove e coordina - in stretta collaborazione con le associazioni non profit - diverse iniziative. La più brillante è la cosiddetta “prescrizione sociale”: il medico di famiglia, se ravvisa in un paziente un disagio sociale a rischio, lo può indirizzare a operatori specializzati (in parte dipendenti del SSN) che si occuperanno di “guidare” la persona sola verso gruppi e attività di recupero e compagnia. I risultati nella piccola cittadina di Frome sono pazzeschi. Fantascienza? E’ il pianeta fastidioso che inevitabilmente dovremo scoprire, si chiama solitudine. Ci può inghiottire, ma possiamo anche dire “no, grazie”. Fare volontariato, ad esempio, come dimostrano anche in altri Paesi, funziona.
PS Questo articolo riassume la bella inchiesta di RAI3 mandata in onda da Presa Diretta domenica 20 ottobre 2024 dal titolo: L’era della Solitudine. Dura 95 minuti, tra i più belli nella storia della televisione pubblica. La trovate su Raiplay. Non conviene perderla. Ne riparleremo. La foto più sopra è del nostro Giacomo Valenti.