LA METÀ PIENA di Atticus
diagnosi precoce dei tumori, assistenza sanitaria, assistenza psicologica ai malati oncologici e ai loro famil

CoL Centro oncologico Ligure diagnosi precoce dei tumori, assistenza sanitaria, assistenza psicologica ai malati oncologici e ai loro famil LA METÀ PIENA di Atticus

LA METÀ PIENA di Atticus

SENZA COSA?

Ricordate cos’è successo lunedì 31 maggio scorso? Tranquilli: non è successo proprio niente. Era la Giornata Mondiale Senza Tabacco e si celebra da tempo per iniziativa dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. La sua caratteristica, più o meno ovunque, è la calma piatta o, se preferite, il silenzio di tomba o quasi. Dico quasi perché, a fare i pignoli, qualche articoletto di straforo o di pura circostanza lo si trova qua e là, coi soliti numeri inquietanti (che palle!) destinati a ripetersi anno dopo anno nell’indifferenza generale (oltre 90.000 morti sono attribuiti ogni 12 mesi al fumo, cioè più del doppio di quelli causati dal Covid!); e con le solite brevi interviste dolenti del ministro o assessore di turno che promette svolte decisive che non ci saranno. Detto questo, anche quest’anno non si registra niente di entusiasmante o coinvolgente. I morti di tabacco, per molti, non sono quelli da Covid: non fanno piangere né mobilitare e questo – basterebbe solo guardare ai costi giganteschi delle nuove cure “personalizzate” – ha dell’incredibile. Qualcuno si giustifica  – almeno per gli ultimi due anni – tirando in ballo la pandemia che ha distratto, ingolfato, affranto il Paese. Sarà, ma l’indifferenza ha radici (e compromissioni) antiche, diciamo ubiquitarie. Certo, il Covid ha peggiorato le cose, se è vero com’ è vero che nel corso dell’ultimo anno - a causa del lockdown e dello stress – il grande club dei fumatori è molto cresciuto: si conta, infatti, un milione di “iscritti” in più, il che porta la stima complessiva dei fumatori a 11.3 milioni, cioè il 26% della popolazione, di cui più della metà ormai sono donne.  Sono dati dell’ultimo studio dell’Istituto Superiore di Sanità, lo stesso che ci aggiorna quotidianamente sul Covid. I dettagli si trovano  on line, quello che conta sottolineare è l’impatto pesante che sul fenomeno stanno avendo i nuovi modi di assumere nicotina, cioè le sigarette a tabacco riscaldato  e quelle cosiddette elettroniche. In soldoni, chi fa uso di questi prodotti – nati per intossicare e cancerizzare meno, ma anche  per distogliere dal tabacco – tende invece a fumare di più  sigarette e trinciati, a ricadere di più quando aveva smesso il fumo solito e a cessare di meno quando ancora sta fumando: una catastrofe, insomma, di cui misureremo l’impatto sociale e sanitario fra non molto. Considerate poi che, tra i giovani, chi  consuma tabacco (tradizionale o no) tende ad “abbinarlo” a altri comportamenti non salutari, come bere alcool fino a perdere il controllo (binge drinking) o far uso di cannabis e nuove sostanze psicoattive.  A fronte dei dati,  quello che si fa anche in Italia è assai poco, quasi ridicolo: qualche manifesto in occasione della giornata mondiale, un telefono verde che da remoto (sic!) dovrebbe indirizzare verso nuovi stili di vita e una manciata di Centri Antifumo che sul territorio dovrebbero fermare una marea travolgente. In effetti le Multinazionali del tabacco agiscono con grande malizia facendosi un baffo di tutto questo:  condizionano con assegni miliardari  governi e  mass media, danno lavoro e benessere a un sacco di gente riproponendo il solito ricatto lavoro/salute (la coltivazione del tabacco è vanto nazionale e assai ben finanziato dallo Stato e dall’ Unione Europea), creano  brutta dipendenza in milioni di persone di ogni classe sociale ecc. Allora, in che modo si può educare e aiutare la società a liberarsi dal tabacco? Si può senza una politica coerente  che promuova l’azione coordinata di famiglie, scuola, mondo del lavoro, dell’informazione e della cultura? Sentirsi più responsabili della salute di tutti  - come Covid insegna - aiuterebbe?

 

PS Scrivo questo pezzo sulla Giornata senza Tabacco oggi 5 giugno che è la Giornata per l‘Ambiente. L’8 giugno toccherà agli Oceani. Il 22 maggio era toccato alla Biodiversità. Nella mente degli ideatori tutte queste celebrazioni dovrebbero aiutare dibattito e cambiamenti, ma - alla prova dei fatti – ne siamo così sicuri?